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"dal Corriere della Sera : Al dormitorio: «Qui molti uomini separati»"
Dal Corriere della Sera del 26.10.2007 - a cura di Andrea Galli

Al dormitorio: «Qui molti uomini separati» Separazioni cresciute dell'11% dall'81, matrimoni calati del 29. Padre Clemente: tornano dai genitori, chi non ce la fa chiede aiuto

Presenta un conto che è come uno scontrino al supermercato. Una voce dietro l'altra. Un totale che fa piangere. E che a volte toglie il fiato a famiglie unite, figurarsi a un divorziato. «Il mutuo, che pago. Gli alimenti alla moglie. Soldi per i figli. Assicurazione e bollo dell'auto, che ho lasciato a lei. Un monolocale per me, era di 740 euro. E poi mi chiedi perché son finito qui» abbassa gli occhi Pino, rialzandoli solo per sorridere ai compagni di stanza: un eritreo passato dalla scabbia, un albanese scappato da un'area dismessa, un vicentino che con ci sta più con la testa. Via Saponaro. Davanti, i binari del tram. Dietro, quei palazzacci brutti del Gratosoglio. In mezzo, una vecchia scuola. Trasformata in dormitorio. L'insegna che non c'è dice: dormitorio per barboni. Il capo della struttura, il francescano padre Clemente, scusandosi per la nuda statistica abbinata a persone umane, dice: «Oggi, il 32 per cento dei 300 ospiti sono italiani. Dunque, un centinaio di nostri connazionali. Tra questi, qualche ex carcerato. E tanti, tantissimi separati. Mai così numerosi».

Ragazzi, anche. Quarantenni. Cinquantenni. La vita che s'è fermata. E rovesciata. Fino a farli diventare barboni. Ecco di nuovo l'insegna che non c'è. Ma che parla, e racconta d'una città in caduta libera, specie nei soldi in banca. Conta Luciano Gualzetti, direttore della Fondazione anti-usura della Caritas: «Ogni giorno, un nuovo caso di vittima di strozzinaggio». Ha già denunciato Frediano Manzi, a capo di «Sos racket»: ogni anno, in città, in 20mila finiscono nelle mani dei cravattari. Ma se l'indigenza tutta nostrana, secondo Gualzetti «incentivata da chi promette finanziamenti- tranello in poche ore e senza garanzie», è già lanciata, il dramma dei divorziati sta nascendo e crescendo di questi tempi. Non è un caso: ogni mese, in media, i giudici della IX sezione del Tribunale di Milano esaminano 555 separazioni. Separazioni che, rispetto al 1981, in città sono cresciute dell'11 per cento, di contro ai matrimoni calati del 29. Il 40 per cento delle famiglie è oggi fatto da un componente soltanto (nel 1971 i single erano uno su dieci) : e se la solitudine metropolitana un po' è figlia del precariato e un po' dell'abito bianco che arriva sempre più tardivo, alla fine è soprattutto colpa della frammentazione familiare.

Genitori come Pino: «Mi chiedi perché sono qua? E quali soluzioni ho? Io mi vergogno come un animale perché vivo in mezzo ai barboni. Sono un barbone anch'io, non è sinceramente che vi siano differenze ». Abbiamo detto 555 separazioni al mese, vuol dire 18 al giorno, quasi una ogni ora: possibile? «Possibile», dice padre Clemente, «anche perché i divorziati mica si concentrano esclusivamente in via Saponaro. Ce ne sono tra i barboni di Piazza Duomo, nelle stazioni, e attorno a Corso Como e Garibaldi. Tanti li ritroviamo alle mense per i poveri». Quanti? «Altri cinquanta, settanta ». Senza contare «quelli che dormono in macchina» oppure «i sopravvissuti tornati nella casa dei genitori» rimasta vuota, per intero o per metà. «I miei? Per fortuna, ci sono ancora entrambi, stanno bene benissimo. Certo che sono contento, dai non scherziamo ». Ti aiutano? «No». E perché? «Mica gliela dico, la verità. Già mi devo inventare ogni giorno una storia diversa per i miei figli, che quando li vado a trovare mi vedono conciato come se m'avesse travolto un treno». Andrea Galli

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